Cerveteri, Marco Vannini “poteva essere salvato”.

“In estrema sintesi, una tempestiva attivazione del corretto iter diagnostico-terapeutico avrebbe garantito al Vannini l’accesso ad un livello adeguato di cure ed allo stesso tempo contrastato l’insorgenza delle complicazioni postoperatorie o delle sequele dello schok ipovolemico protratto, scongiurandone, con elevata probabilità, l’exitus”. 

E’ stata depositata ieri la super perizia chiesta dalla Corte d’Assise su Marco Vannini. Il collegio giudicante, presieduto da Anna Argento con a fianco il giudice a latere, Sandro Di Lorenzo, aveva chiesto una ulteriore perizia oltre alle due presentate in udienza dalle parti civili.

 

“Marco Vannini poteva essere salvato”. Lo avevano testimoniato davanti ai giudici della Corte d’Assise di Roma Luigi Cipolloni e Carlo Gaudio, medici legali nominati dal pm di Civitavecchia, Alessandra D’Amore. Nella settima udienza del processo che vede imputati per omicidio volontario con dolo eventuale Antonio Ciontoli, ed in concorso per lo stesso reato la moglie, Maria Pezzillo ed i figli, Martina e Federico (Viola Giorgini, fidanzata di quest’ultimo, è alla sbarra solo per omissione di soccorso), i consulenti tecnici della Procura avevano confermato la loro relazione dopo l’autopsia effettuata sul cadavere. Impietoso il racconto di Gaudio: “Nel 100% dei casi studiati le persone recatesi all’ospedale con segni vitali analoghi a quelli di Marco, sono sopravvissute”, aveva confermato il perito. Il che vuol dire che se il giovane avesse ricevuto tempestivamente i soccorsi, ritardati dall’atteggiamento dei Ciontoli che hanno omesso di dire per telefono agli operatori Ares del 118 che il ragazzo era stato colpito con un’arma da fuoco, avrebbe avuto “un’elevatissima probabilità di essere entro un’ora su un tavolo di una sala operatoria e quindi sarebbe ancora in vita”.

 

Persino Giulio Sacchetti e Francesco Ruggero, periti della difesa, partendo da una relazione in cui avevano spiegato in sintesi, al contrario degli altri periti, che “Marco non poteva essere salvato”, incalzati dai legali dei Vannini, Franco Coppi e Celestino Gnazi, non avevano potuto negare che Marco avrebbe avuto possibilità di salvarsi.

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